Creactive Learning

Nei percorsi di formazione spesso gli argomenti trattati richiedono, da parte dello stesso formatore, un impegnativo lavoro di trasmissione di know – how. I metodi formativi esperienziali permettono di affrontare con più agio questo impegno aggiungendo stimoli che consentono di aumentare l’attenzione del formando, tenerne alta la motivazione ed abbassare la pesantezza del corso.

Il gioco formativo si muove sul binario esperienziale, sfrutta le proprie caratteristiche rappresentative e simboliche, soddisfando le necessità di visualizzazione, scoperta, coinvolgimento, simulazione dell’azione, attinenza con la realtà e personalizzazione, destrutturando contemporaneamente gli schemi mentali che spesso limitano l’apprendimento.

Il gioco formativo si adatta a qualsiasi tipologia di obiettivo formativo, sia che si parli di conoscenze, che di capacità o atteggiamenti.

La formazione su aspetti trasversali richiede di ricorrere a metodologie formative in grado di incidere sugli atteggiamenti e i valori delle persone, non solo sul loro acquisire informazioni. Anche l’antropologia ha riconosciuto che nel rito del gioco si ha una simultanea stimolazione cerebrale dell’emisfero razionale e analitico e dell’emisfero sede del pensiero sincretico ed artistico. Ecco quindi perchè è possibile scegliere un gioco per un progetto formativo.

Da “Cooperare è un’impresa“, libro alla cui stesura abbiamo collaborato.

Secondo Turner, il gioco ha un modo congiuntivo di rappresentare le cose. La forma congiuntiva dei verbi utilizzati nelle espressioni delle frasi del gioco ci permetterebbe di entrare nella dimensione della possibilità, del «come se». Anche Bruner, in psicologia, scrive della coniugazione della realtà al congiuntivo, riferendosi al binomio realtà-ipotesi (Romano, 2000).Da questo breve accenno antropologico e psicologico, tratteniamo nuovamente l’idea che il gioco rappresenti cose nel mentre dialoga tra realtà e finzione, muovendosi nel mondo delle ipotesi;

Da Game-based Learning, libro alla cui stesura ha contribuito Massimo Gatti.